Co-creare con utenti e dipendenti: la nuova sfida della collaborazione in azienda

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Co-creare con utenti e dipendenti: la nuova sfida della collaborazione in azienda

di Daniela Selloni

Co-creazione, co-design, co-produzione, sono diventate delle così dette “buzzwords”, ossia espressioni più volte ripetute all’interno dei processi di innovazione aziendale (non solo, questo avviene anche nella pubblica amministrazione e nel terzo settore).

Cercando di fare un po’ di chiarezza in questo scenario di “attività collaborative”, possiamo descrivere la co-creazione come un qualsiasi atto di creatività collettiva portata avanti da due o più persone, mentre il co-design è una particolare tipologia di co-creazione applicata all’intero processo di progettazione ed utilizza una serie di metodi e strumenti che vengono specificatamente dalla tradizione disciplinare del design. La co-produzione invece avviene quando un’attività è sviluppata da più attori insieme, e tale attività non è di carattere creativo, ma può riguardare ad esempio la produzione di un oggetto o di un servizio.

Come ricercatrice nel campo del service design e del co-design mi occupo di sperimentare questi processi nell’ambito dei servizi, che meglio di altre attività si prestano a essere co-progettati e co-prodotti con altri attori, in primis gli utenti.

La partecipazione degli utenti alla progettazione dei servizi che poi utilizzeranno può avvenire in molti modi: recentemente abbiamo assistito all’emergere di programmi ed eventi quali workshop, hackathon, jam, sessioni creative di vario tipo dove comunità di utenti sono chiamate non soltanto a dare il proprio feedback, ma ad esprimere le loro idee ed implementarle.

Alcune aziende hanno incominciato a investire in queste attività, coinvolgendo non soltanto gli utenti ma anche i loro stessi collaboratori, favorendo modalità di partecipazione inedita ai propri processi di innovazione (in un certo senso innescando dei percorsi di vera e propria open innovation, proprio perché aperti anche ad attori non convenzionali).

Questo perché sempre più aziende hanno riconosciuto il valore della creatività collettiva, che, se ben incanalata e strutturata attraverso metodi e strumenti specifici, può dare dei risultati “disruptive” o quanto meno portare un punto di vista inedito su una questione complicata che non riesce a sbloccarsi. Coinvolgere utenti e collaboratori significa in un certo senso riconoscere il loro grado di “expertise”: gli utenti sono sicuramente esperti di quelli che sono i loro bisogni e i loro desideri, i collaboratori in azienda hanno spesso un know-how sotto-utilizzato o sottovalutato che in queste attività può trovare un più equo spazio di espressione.

A Sharitaly 2016 abbiamo invitato alcune aziende che hanno intrapreso più o meno da tempo questo percorso e, attraverso le loro testimonianze, cercheremo di capire quali sono i benefici e limiti dei processi di co-creazione, soprattutto alla luce del fatto che tali processi, proprio per il fatto di essere collettivi, sono faticosi e richiedono un alto investimento professionale ed emotivo. Si tratterà di una conversazione che vuol far emergere le criticità, in un’ottica di miglioramento futuro: i processi di co-creazione portano effettivamente a dei risultati concreti? Quanto il metodo utilizzato influisce sull’esito? Sono più efficaci quelli a lungo termine o quelli a breve termine? Conta di più risultato o il fatto stesso di mettere in scena una performance collettiva? Possono essere visti anche come dei processi di team building o di potenziamento delle risorse umane? Sono dei momenti di formazione? É interessante notare come tali processi siano stati utilizzati in primis dai reparti di innovazione e di R&D e che ultimamente sia emersa la richiesta anche da parte di altri reparti, quali CSR e HR.

Ci sembra quindi che l’argomento sia particolarmente importante e on-time con le nuove frontiere della ricerca in azienda e per questo abbiamo deciso di dedicargli un momento ad hoc, che, anche se non saprà dare riposte, approfondirà la discussione in corso e farà probabilmente emergere nuove domande.

Daniela Selloni, POLIMI DESIS LAB – Dipartimento di Design, Politecnico di Milano. Service designer, ricercatrice e docente presso la laurea magistrale in Product Service System Design del Politecnico di Milano. Ha conseguito un dottorato di ricerca su design dei servizi e innovazione sociale, con un focus sui servizi collaborativi. La sua ricerca applicata ha portato alla sperimentazione di “Cittadini Creativi”, un formato inedito di agenzia di service design per la città, dalla quale sono nati alcuni servizi co-progettati e co-prodotti insieme ai cittadini di un quartiere di Milano. Le sue ultime ricerche si concentrano sulla relazione tra design dei servizi e sharing economy, metodi e strumenti di co-design, design for policy, design per lo sviluppo territoriale.